Il genio catanese delle App: YouTube Downloader abbiamo un problema, di contenuto

“(ANSA) – ROMA, 19 NOV – Si chiama Andrea Giarrizzo, ha quasi 20 anni, e’ uno studente ennese della facolta’ di informatica nell’ateneo catanese ed e’ forse il creatore di app forse piu’ noto al mondo: ha inventato un’applicazione gratuita per scaricare su cellulari e tablet che utilizzano la piattaforma Android i video da YouTube. Ha anche vinto un premio di 100mila dollari messo in palio in un concorso Samsung. La sua app e’ gia’ stata scaricata un milione di volte nel mondo: e’ prima in Usa, India e Italia.”

No, non sto cercando di rifilarvi un comunicato stampa, vecchio di due giorni, ma sto tentando di far aprire gli occhi a chi ha acclamato una storia, come trainante per l’Italia tutta, proveniente dalla nostra Sicilia, ma non si è fermato neppure un attimo a pensare. Già, pensare, ragionare, far caminare u ciriveddu, volendo usare un po’ di colore, è quello che (non) succede quando si innesca un meccanismo mediatico tale che, quella notizia, spinta da poteri forti, viene fatta rimbalzare dappertutto, dalle testate giornalistiche influenti fino ai piccoli giornali locali, passando per radio e tv, senza pensare al contenuto dello stesso.

Ora voi direte: bravo, e che ci vuole a sparare a zero quando la storia è arrivata sulla bocca di tutti, svelando il problema che stava dietro all’app.

No, perché sulla rete si capì subito che c’era qualcosa che non andava, ma era facile etichettare d’invidia, perché Andrea Giarrizzo era stato in gamba ed era giusto premiarlo. Qui, il problema è che, quando una notizia cavalca l’onda dei media, in modo positivo, chiunque dica il contrario è chiamato pazzo o invidioso, quando invece la notizia prende un risvolto negativo, allora tutti devono demonizzare.

Ma fermarsi a pensare, un attimo solo, anche in quest’era di velocità esponenziale, non è cosa buona e giusta?

You Tube Downloader”, risulta la più scaricata dagli utenti dello Store Samsung, tra le app gratuite iscritte al concorso a premi, indetto dalla stessa casa coreana. Tutto bellissimo, ma il problema è che non ha ricevuto l’accesso al Play Store, il grande Market Google, perché in violazione palese dei “Termini e condizioni” poste dal servizio YouTube, che vieta qualunque forma di estrazione, copia, riproduzione, diffusione dei contenuti presenti, vedendo costretta la Samsung a cancellare l’applicazione dal proprio store. Tutto questo, in poco più di 24h. Questi sono i fatti, indiscutibili e non contestabili.

Dico io, come fa, allora, una casa come la Samsung, a premiare questa applicazione? Come si fa a spingere i media, di ogni forma e misura, nel pubblicizzare il premio dato a Giarrizzo, con interviste e dichiarazioni, senza riflettere a quello che è il contenuto?

Lo si fa per interessi, economici, mediatici e di indotto, per incitare il rinvigorimento di uno store che stenta a camminare con le sue gambe? Se fosse così, sarebbe davvero incoscienza, perché, alla fine dei conti, sarà un ragazzo di 20 anni, della provincia di Enna, a farne le conseguenze. Immaginate di vivere un sogno, essere proiettati in alto da tutta Italia e, poco più di 24 ore dopo, essere sbattuto in una fossa, per essere ricoperti da tutta la terra che la rete ed i media possono tirare, in così poco tempo.

Stefano Bennardi ed Antonio Lupetti hanno ragione, quando affermano che queste grandi enfasi giornalistiche, sono sicuramente qualcosa di cui abbiamo bisogno e che possono aiutare tutti gli attori dell’ecosistema, ma che sono stati implementati in modo dannoso, perché troppo provinciali, senza attenzione ai contenuti, ma solo per sfruttare il momento come fenomeno mediatico.

Attendiamo di capire meglio come si evolveranno le cose, ma sono sicuro che questo sia il modo più sbagliato per portare in alto il vessillo dell’innovazione, del voltare pagina con il passato e del voler costruire la giusta nazione, dove chi lavora duro e porta avanti con passione i propri progetti può essere premiato.

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