Creative Commons: 10 anni di libera condivisione

La Rete è talmente piena di informazioni interessanti, che non poterle condividere sarebbe un delitto. La pensava allo stesso modo Lawrence Lessing, quando nel 2001 portò la rivoluzione nel campo dei diritti d’autore sul Web. Creando le licenze Creative Commons (Cc), l’avvocato ha incoraggiato la diffusione e la condivisione del talento in ogni campo. Dal mondo accademico alla medicina, dalla fotografia alla musica. Decine di riviste del settore, grazie alle licenze Cc open access sono disponibili per tutti.

Movimento no profit nato 10 anni fa, da un’idea di uno dei massimi esperti di diritti d’autore negli Stati Uniti, Lawrence Lessing, professore di giurisprudenza prima ad Harvard e poi a Stanford, si mise in testa di incoraggiare il talento dei creativi fondando un sistema per condividere le loro opere (testi, musica, immagini e video) nel pieno rispetto delle leggi sul copyright. L’idea è stata così azzeccata da espandersi in tutto il mondo, per arrivare nel 2004 anche in Italia, grazie a un team di avvocati guidati da Marco Ricolfi dell’Università di Torino.

Le licenze Creative Commons, disegnate specificatamente per i contenuti Web, permettono, a chi possiede diritti d’autore su cosiddette opere dell’ingegno, di condividerne alcuni con il pubblico, come fossero copyright di più facile comprensione ed utilizzo. In effetti era questo l’obiettivo di Lessing: rendere più facile la condivisione e la diffusione delle informazioni e delle opere creative. Ad oggi sono circa 500 milioni i lavori che godono di licenze Creative Commons.

Creative Commons

Vi sembra troppo complicato? Naah, è una bazzecola! Basta andare sul sito internet  Creative Commons e scegliere la licenza che meglio vi tutela. Nel 2011 anche CataniaPolitica ha deciso di affiancarsi ai Cc, permettendo di condividere i propri articoli con la licenza “Attribuzione, Non commerciale, Condividi allo stesso modo”.

Facciamo una panoramica su quali sono le diverse licenze Cc italiane, nella versione 3.0:

Attribuzione (by): è la licenza standard, la più flessibile. Si può utilizzare l’opera così com’è o modificandola (anche a fini commerciali) ma bisogna indicare l’autore;

Condividi allo stesso modo (by-sa): è possibile modificare l’opera ma il prodotto derivato deve essere registrato sotto lo stesso tipo di licenza Cc utilizzata dall’autore originale. (sistema in uso su Wikipedia)

Non opere derivate (nd): non consente di modificare l’opera originale ma il prodotto può essere usato per scopi commerciali e non;

Non uso commerciale (by-nc): non permette di utilizzare l’opera a fini commerciali. A parte ciò, l’opera può essere anche modificata e, in questo caso, non è necessario registrarla sotto lo stesso tipo di licenza scelto dall’autore originale;

Non uso commerciale, condividi allo stesso modo (by-nc-sa): non permette di utilizzare l’opera a fini commerciali. Inoltre, se l’opera originale viene modificata, deve essere registrata sotto lo stesso tipo di licenza scelto dall’autore originale; (il sistema che usiamo per gli articoli di CataniaPolitica)

Non opere derivate, non uso commerciale (by-nd-nc): è il tipo di licenza più restrittivo. Non solo chi prende in prestito le opere non può modificarle, ma non può nemmeno utilizzarle per scopi commerciali.

Ad usare Creative Commons sono coloro che “creano opere dell’ingegno”, citando la definizione scelta dall’associazione stessa, le quali si possono racchiudere in testi, musica e foto. Per altre opere come i software non esistono ancora licenze Cc, ma ci si può rivolgere ad altre fondazioni per rilasciare liberamente i propri prodotti: Free Software Foundation ed  Open Source Initiative ne sono esempi.

E chi sceglie i Creative Commons? Solo piccoli giornali online e internauti? Diremmo proprio di no. Esempi lampanti sono quelli di Flickr, portale della fotografia, Wikipedia, Al Jazeera con una sezione per i video postati, la Casa Bianca con la pubblicazione di alcuni dati, Wired, e persino Youtube, che permette di caricare i propri video con la licenza “Attribuzione”.

Quindi, decidendo di registrare un’opera con licenza Cc, un autore non perde i suoi diritti, li rende solo più facilmente gestibili. Inoltre, le licenze Creative Commons hanno valenza legale. Senza contare che la possibilità di condividere il proprio lavoro significa farsi conoscere, un’opportunità fondamentale per un blogger o un fotografo. Ancora più importante è il risultato che si ottiene in ambito scientifico: diffondere le scoperte della scienza aiuta a promuovere la democrazia e la cultura di una società.

Insomma i pro ci sono e sono tanti ed in dieci anni di onorata carriera abbiamo visto che qualcosa sta cambiando nel mondo dei diritti d’autore.

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