La fine del decreto che uccideva il Wi-Fi libero.

Navigare liberi e senza limiti. Così recitava un noto spot della televisione. Tutto questo sembra destinato a diventare una solida realtà. E’ dello scorso 5 novembre l’approvazione del decreto-legge sulla sicurezza, il quale rimuove le restrizioni in materia di accesso alla rete Wi.Fi, il cosiddetto “decreto Pisanu”.

E’ dello scorso 5 novembre l’approvazione del decreto-legge sulla sicurezza, il quale rimuove le restrizioni in materia di accesso alla rete Wi-Fi, il cosiddetto “decreto Pisanu”.

Il decreto prende il nome dall’allora ministro degli Interni, che lo emanò in uno stato d’allerta anti terrorismo, ma che successivamente considerò inutile e deleterio.

Il decreto Pisanu che obbliga all’identificazione chiunque navighi senza fili in luoghi pubblici arriverà alla sua morte naturale il prossimo 31 dicembre 2010 e non sarà rinnovato. Parola del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che avrebbe proposto in Consiglio dei Ministri un disegno di legge da discutere in Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni, che stabilisca modalità e limiti nelle indagini nel mondo della Rete.
La proposta di rivedere il decreto Pisanu del 2005 ormai era bipartisan: era ormai ora di chiudere il capitolo dell’articolo 7, che rendeva necessaria l’identificazione di chiunque si collegasse in Wi-Fi nei luoghi pubblici con l’invio dei propri dati alla questura, con un costo e delle tempistiche per nulla immediate.

Il punto era se abrogarlo totalmente oppure modificarlo. E, nel secondo caso, consentire l’identificazione in casi eccezionali, a discrezione del ministero dell’Interno. Questo perché, secondo alcuni, le minacce terroristiche e alla sicurezza che il decreto Pisanu voleva combattere sono ancora esistenti. Per questo motivo la palla era passata nelle mani del ministro Roberto Maroni, spalleggiato da Renato Brunetta.

Come affermato da Luca Barbareschi di Fli, uno dei promotori della proposta di legge bipartisan: “L’abrogazione del decreto Pisanu è un importante passo avanti verso l’allineamento con gli altri paesi del mondo. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno superato da tempo l’identificazione mediante documento d’identità per ragioni di sicurezza in questo contesto.” Il decreto ci lasciava in uno stato di arretratezza nei confronti della libertà di navigazione, che non è presente nelle altre Nazioni, considerate avanzate.
La liberazione dal decreto Pisanu arriva in un momento critico per l’innovazione italiana. Perché il nostro paese deve spingere sull’acceleratore del Web come trampolino per tante realtà ancora bloccate dall’arretratezza strutturale.

In poche parole, citando Stefano Rodonà, giurista, ed ex Garante della privacy:

“Internet è un diritto. Va scritto in Costituzione. […] La conoscenza va vista come un bene pubblico globale, non solo rivedendo categorie tradizionali come quelle del brevetto e del diritto d’autore, ma evitando fenomeni di “chiusura” di questo “common”, che caratterizza la nostra società come quella “della conoscenza”. L’accesso è l’ineliminabile punto di partenza, ma ha una natura strumentale: ogni persona dev’essere nella condizione di godere delle opportunità del Web.”

Io sono d’accordo con le sue parole…e voi?

Fonte: Catania Politica

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